Museo dell’Emigrazione,

dell’Immigrazione e della Memoria

§ 1. Come nasce l’idea.

§ 2. La memoria del luogo: un motivo per amarlo.
§ 3. Terra di emigrati ma anche di immigrati.
§ 4. Un «paese straordinario» che è anche altro …
§ 5. La memoria come forza per affrontare il futuro.
§ 6. Le fasi della costituzione:
a. il museo della memoria.
       b. Immagini e nomi di un tempo già lontano
       c. Collaborare col comune di Racalmuto per l’apertura del museo.
       d. Ospitare per ricordare.
       e. Ospitare e scambiare: un altro modo per proiettarsi nel mondo.
§ 7. Comunità che si confronta col mondo, questo vuol essere Racalmuto.
§ 8. Gli strumenti moderni al servizio del turismo culturale.
§ 9. Accogliere sulla terra del mondo.
§ 10. Memoria ma non solo.
§ 11. Preservare e conservare come strumenti fondamentali della memoria.
§ 12. Catalogare per conservare.
§ 13. La collaborazione tra enti: un presupposto essenziale per il progetto.
§ 14. Digitalizzare e archiviare per rendere fruibile a tutti il passato.
§ 15. Anche l’occhio vuole la sua parte!
§ 16. Osservare la realtà attraverso l’istituzione di un Consulta:
         a. un modo per evitare errori.
         b. Un punto fermo per l’associazionismo spontaneo.
         c. il fenomeno mafioso ed il suo contrasto reale.
§ 17. Educazione alla legalità, attività che conviene a tutti!
§ 18. Tentativo di sintesi del progetto.
§ 19. Tante idee, ma come realizzarle?
§ 20. Considerazioni finali.

§ 1. Come nasce l’idea.
L’idea di un museo dell’emigrazione nasce quasi spontaneamente dall’osservazione di un dato tanto triste quanto ineluttabile: Racalmuto è paese di emigrati, di gente che per vivere e fare fortuna ha dovuto lasciare l’amata terra natia, in passato, ma tristemente, anche oggi.
Diversi fattori socio – economici non tutti dipendenti dalla situazione locale hanno fatto sì che molti concittadini di Sciascia si sono trasferiti altrove.
D’altro canto anche lo stesso scrittore pur legato al suo paese di origine e tornandovi tutte le volte che poteva, si è trasferito altrove – a Palermo nel suo caso – ovviamente non per ragioni economiche quanto per motivazioni sicuramente personali.
Di questa gente, di questa massa di gente che vive fuori Racalmuto da decenni ci resta sempre meno visibile il segno del passaggio.
Dopo la seconda guerra Mondiale molti sono partiti alla volta della Germania, del Canada e di ogni altro luogo della terra.
Alcuni sostengono che ci sia un Racalmutese o un discendente di Racalmutesi in ogni Stato del Mondo; se anche non fosse completamente vero, corrisponde a verità che siamo presenti in moltissimi Stati.
Certo la gran parte degli emigrati, come spesso avviene in questi casi, si trova riunita in comunità abbastanza numerose in Germania ma soprattutto in Canada, ad Hamilton dove hanno anche “esportato” la principale festa racalmutese: la Festa del Monte, cioè i festeggiamenti in onore di Maria SS. del Monte, festa che affonda le radici nei secoli passati ed ormai è diventata parte organica del DNA dei racalmutesi tutti.

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§ 2. La memoria del luogo: un motivo per amarlo.
Dicevamo della memoria che si affievolisce: il tempo è inclemente e porta via da questa vita indistintamente tutti.
Oggi quindi quegli emigrati dell’immediato dopoguerra sono rimasti un esiguo numero, superati, però, dai loro eredi che pur non avendo vissuto in questa terra certamente ne rimangono legati quasi che il loro cordone ombelicale storico sia rimasto qui attaccato per succhiare vita.
Chi scrive è nato e lavora a Racalmuto, sono legato a questo paese ed ho avuto la fortuna di non essere stato obbligato a lasciarlo, amo questi luoghi che raccontano tanto come ha sempre sostenuto ben più autorevolmente Leonardo Sciascia.
Ho notato, però, che stranamente chi prende contatto con questo paese, con questa comunità ne rimane quasi stregato, follemente innamorandosi di questa terra a conferma della straordinarietà di Racalmuto di cui parla l’illustre scrittore.

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§ 3. Terra di emigrati ma anche di immigrati.
Nel tempo, naturalmente, Racalmuto è diventato anche terra di immigrazioni.
La storia e il mondo ci ricordano costantemente che se pure c’è gente che vive una vita più agiata della nostra, purtroppo, c’è chi è costretto a lasciare condizioni disumane di vita per ritrovarsi anche in questa meravigliosa e martoriata terra di Sicilia.
È “l’isola nell’isola” non fa eccezione.
Trattasi tuttavia di una immigrazione di passaggio, altre sono le destinazione dei poveri del mondo che bussano alle porte dell’Europa.
Transitano, nondimeno, da queste terre e nessuno si cura di raccogliere la loro testimonianza, le loro impressioni nel respirare quest’aria intrisa di sana pazzia.

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§ 4. Un «paese straordinario» che è anche altro …
Perché se è vero che «Racalmuto è un paese straordinario» lo deve, crediamo, a quella strana forma di cultura che ci vuole fuori dai canoni o meglio dentro nostri canoni di comunità, originale, fatta di gente introversa ma aperta alle novità, curiosa quanto basta per osservare il mondo, intraprendente ma solo fino al punto di non abbandonare mai determinate certezze, pronta a spendersi per quello in cui crede alla sola condizione che si comprenda che ha idee originali e a volte “estroverse”, se così le vogliamo definire, sempre rispettose – con le dovute e sicuramente normali eccezioni – delle sane regole del vivere e convivere civile.
Forte quanto basta per superare le avversità della storia siciliana ed anche locale: la mafia ed il malaffare; ferma nel dare la sua risposta a tali fenomeni umani “come tali destinati a scomparire”.

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§ 5. La memoria come forza per affrontare il futuro.
Coscienti che una forte memoria di quello che siamo stati fino a ieri sarà il punto di forza sul quale costruire un libero futuro anche perché Sciascia ci ha insegnato che «un popolo senza memoria non ha futuro»; abbiamo pensato di mettere in cantiere, nella speranza di realizzarlo in tempi brevi, il progetto che qui stiamo per illustrare: la realizzazione del «Museo dell’Emigrazione, dell’Immigrazione e della Memoria».

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§ 6. Le fasi della costituzione:

a. il museo della memoria.
Il primo nocciolo del progetto prevede di realizzare delle sale museali di un luogo che riteniamo fortemente legato all’emigrazione e all’immigrazione: la dismessa stazione ferroviara.
La stazione, che si trova nella parte alta rispetto al centro storico di Racalmuto, è sempre stato luogo legato alla partenza in un paese carente di altre forme di collegamento sia col così detto “continente” che direttamente con altre parti del mondo.
Da qui l’idea di realizzare una sale che ospiti manichini che riproducano le scene delle partenze degli anni ’50 e riproduzioni fotografiche di Racalmutesi che si accingono a lasciare il paese per destinazioni spesso con nomi esoticamente deformati: lamerica ’ngilina, la girmania, u bergiu; ma anche città italiane: Roma, Milano, Torino.

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b. Immagini e nomi di un tempo già lontano
È nostra intenzione anche realizzare un archivio informatico che raccolga le immagini di quei tempi e di quelle esperienze raccontate, sia in forma scritta che tramite riprese audiovisive, dai protagonisti: coloro che sono partiti ma anche chi è rimasto, non raramente, da solo privato di familiari e affetti.
Unitamente a ciò si potrebbe realizzare, su una parete della sala museale, un murales che contenga semplicemente i nomi e cognomi di coloro che lasciarono Racalmuto alla volta del mondo, fosse la sua meta l’America o il Belgio piuttosto che la Francia o la Germania.
L’idea mirabilmente suggerita da Calogero Giglia e Giuseppe Guagliano della “Pro – Loco” di Racalmuto, potrebbe essere realizzata attraverso artisti locali.
Naturalmente l’elenco potrà essere costantemente aggiornate e ampliato attraverso le segnalazioni che chiunque potrà fare.

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c. Collaborare col comune di Racalmuto per l’apertura del museo.
Naturalmente si dovrà rendere fruibile la visita da parte di turisti e di chiunque voglia visitare il museo della memoria.
Questo lo si potrebbe fare, come suggerisce l’amico Renato Volpe (che tanta parte ha avuto nell’ideazione di questo progetto) attraverso un protocollo col comune che garantirebbe il personale per l’apertura.
Non occorrerà, certo, mantenere sempre aperto il museo, basterà che lo sia nei casi in cui venga preventivamente chiesto con indicazione di data e ora.
In caso di visite non preannunciate si potrebbe ovviare attraverso un metodo già sperimentato presso il Castello Chiaramontano: indicando sui luoghi un numero di telefono costantemente raggiungibile col quale gli utenti potranno chiedere l’apertura in tempi brevi del museo.
Tutto questo verrebbe realizzato praticamente a costo zero per il comune di Racalmuto che sicuramente potrà utilizzare il personale già in servizio.
Di tutto questo il comune ne gioverebbe in termini di immagine.

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d. Ospitare per ricordare.
Da qui parte anche l’altra parte del progetto: la realizzazione di locali idonei ad ospitare visitatori che vogliano conoscere il nostro territorio, una sorta di ostello che sia punto di riferimento per giovani che vogliano fare l’esperienza di uno scambio culturale o anche semplicemente visitare la Sicilia.
Nei locali un tempo usati come abitazione del capostazione e della di lui famiglia si potrebbero allestire due o più sale: una cucina, una o più camere da letto e il ripristino del bagno; una stanzetta potrebbe essere adibita a ripostiglio e lavanderia utile per chi passerebbe per questi locali.
Per la realizzazione e l’ammobiliamento si è pensato a donazione di mobili in buono stato donati da attività commerciali di Racalmuto o anche da privati cittadini; naturalmente la fornitura di coperte, lenzuola e altri beni d’uso avverrà a spese di chi verrà ospitato così come per il vitto mentre per l’occorrente per cucinare (pentole, padelle, tegami di varia misura, posate) si potrebbe provvedere sempre tramite donazioni, fiduciosi della generosità dei nostri concittadini.

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e. Ospitare e scambiare: un altro modo per proiettarsi nel mondo.
Naturalmente chi passerebbe da Racalmuto qualcosa di suo deve lasciare se museo della memoria vogliamo costruire.
A questo punto si è pensato che i giovani visitatori provenienti da diversi Paesi Europei in un primo tempo e successivamente da differenti Stati del Mondo potrebbero raccontare nella loro lingua di origine esperienze e sensazioni del vivere a Racalmuto.
Questo materiale verrebbe raccolto in formato informatico per essere diffuso tramite apposito sito internet.
Già il sito dell’Associazione “Ergo Sum” è idoneo ad ospitare le predette pagine ma riteniamo che per dare lustro alla nostra città sia più consono che sia il sito istituzionale dell’ente, laddove possibile, ad ospitare le sensazioni dei turisti sui luoghi che sentiamo fortemente nostri ma che in realtà ci posseggono; in alternativa si potrebbe anche costruire un sito ad hoc.

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§ 7. Comunità che si confronta col mondo, questo vuol essere Racalmuto.
Questa comunità ha bisogno, e lo sente fortemente, di confrontarsi, di rapportarsi col mondo, sente impellente la necessità che altri raccontino di se come è oggi magari usando come testo a fronte le pagine del suo più illustre concittadino che primo e prima di altri ha voluto raccontare questa vita e – ma non è solo una nostra opinione – da questo trarre il suo successo; perché in molti ritengono che Sciascia non poteva che nascere a Racalmuto, che sono questo singolare luogo avrebbe potuto generare un “eretico” critico all’estremo anche con se stesso col solo scopo di migliorarsi e migliorare il mondo che lo circondava; questo sono anche i racalmutesi: parte di un progetto mai finito – infinito o sfinito se proprio vogliamo usare termini che mirino al futuro – di umanità che si rigenera e lo fa sempre in modo nuovo e migliore, o almeno ci prova!
Bisogno di confronto che potrebbe passare anche attraverso incontri programmati fra i giovani in visita ed ospitati e gli alunni della scuola media “Pietro D’Asaro” (Istituto Comprensivo “Generale Macaluso”) di Racalmuto; così come suggerito dal prof. Danjlo Tkanko (Università U.M.C.S. di Lublino, Polonia), altro cittadino “conquistato e stregato” da Racalmuto.

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§ 8. Gli strumenti moderni al servizio del turismo culturale.
Ci faceva notare l’amica Lorella Farrauto, dell’Associazione “Cristalli di Sale”, che questo nostro piccolo centro abitato è ricco di punti interessanti ed edifici storici oltre che di enti culturali di rilevanza oseremmo dire mondiale.
Ci si riferisce, per fare un elenco non esaustivo, alla scultura, opera del racalmutese D.O.C. Giuseppe Agnello, che rappresenta lo scrittore Leonardo Sciascia nell’atto di passeggiare in quel tratto di piazza dove, vivente, amava intrattenersi con amici e conoscenti; la Castello Chiaramontano con annesso il tanto discusso MuRa – Museo di Arte Contemporanea di Racalmuto; per passare poi all’edificio storico che oggi ospita il Palazzo di Città; al teatro “Regina Margherita, piccolo gioiello edificato nel XIX secolo e alle attività che oggi vi si svolgono grazie all’omonima fondazione; e, per ultimo ma non ultimo, agli edifici che ospitano la Fondazione “Leonardo Sciascia” a pochi passi dalla stazione.
Di tutto questo, come propone la cara Lorella, si potrebbe creare un itinerario turistico digitale: una mappa virtuale che indichi ciascun luogo illustrandone, prima facie, una sintetica presentazione.
Chiunque visualizzi la mappa ed abbia interesse potrà poi accedere ad una descrizione più dettagliata ed esaustiva di ciascun sito.
Nell’itinerario, da inserire eventualmente nel sito che celebra l’iniziativa qui proposta, si potrebbero inserire anche le numerose fontane storiche e le altrettanto numerose chiese, spesso gioiello di architettura e stratificazione di stili.

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§ 9. Accogliere sulla terra del mondo.
Altro punto “forte” del progetto potrebbe essere quello di una sorta di collezione di tutte le bandiere del mondo e la creazione di una aiuola creata con terreno proveniente da tutte le nazioni del pianeta.
L’idea, anche questa frutto del suggerimento di Renato Volpe, si potrebbe quasi agevolmente tramutare in realtà tramite richiesta da inoltrare alle ambasciate e consolati italiani nei vari Paesi con la quale chiedere, al fine di costituire un’ampia raccolta di bandiere nazionali, l’invio di una bandiera ufficiale della nazione ospite.
Congiuntamente si potrebbe chiedere di recapitarci una modesta quantità di terreno spiegando che congiuntamente a quello di altre Nazioni quel piccolo cumulo di terra andrà a riempire un’aiuola ove piantare, quale simbolo di pace tra le genti, un ulivo e fiori che rendano quello spazio gradevole.
Crediamo che questo potrebbe in qualche modo far sentire un tantino a casa chiunque passi per questi luoghi provenendo da qualsiasi angolo della Terra.
Impiantare questa aiuola proprio nel luogo di approdo a Racalmuto credo sia il modo migliore per onorare e rispettare tutti i popoli, nessuno escluso.

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§ 10. Memoria ma non solo.
Sono certo che nel lettore è già nata da diverse righe la fatidica domanda: “tutto qui il progetto?”.
Potremmo anche azzardare una risposta, positiva o negativa che sia; crediamo però che la risposta sia in divenire, non facciamo progetti che si completino perché la memoria stessa è un divenire oggi di ieri e domani di oggi.
Molto altro rientra in questo progetto e molto altro sapremo aggiungere con quella preziosa collaborazione che siamo sicuri verrà da ciascuno di noi, questo alla sola condizione di mettere da parti egocentrismi di sorta ed egoismi di bandiera per risentirci comunità, società civile e, con un tantino di appariscente e pomposa presunzione, nazione sforando i confini di quell’isola nell’isola, trasformandola in approdo per ritemprarsi abbattendone per tale via i confini che rilegano il singolo a rappresentare se stesso e le singole comunità ad avere sentore solo di se medesime.
L’Associazione “Ergo Sum” peraltro non è nuova ad iniziative di tal fatta, tanto è vero che il sito ergosumracalmuto.org contiene una sezione in cui sono pubblicati, in formato immagine e in formato pdf, tutti gli articoli che riguardano Racalmuto e Leonardo Sciascia pubblicati sul «Giornale di Sicilia » nel periodo che vada dal 1968 al 1998 nonché la rassegna stampa su Racalmuto e su Sciascia dal 1999 al 2011.
Contiamo di ampliare le pubblicazioni con la rassegna stampa che va dal 2011 ai nostri giorni e costantemente aggiornarla.
Anche questa è memoria: microstoria di una comunità raccontata dalle pagine dei giornali.

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§ 11. Preservare e conservare come strumenti fondamentali della memoria.
Memoria è anche preservare e conservare tutto quello che una comunità ha prodotto.
Quello che differenzia la preistoria dalla storia è la scrittura; unico modo che l’essere umano ha per sopravvivere oltre il suo corpo, per tramandare indelebile quello che è, il suo rapporto col tutto e con gli altri uomini, con la natura, con gli animali, insomma con tutto quello che abita il pianeta Terra.
Ha ben riflettere senza la scrittura non saremmo quello che siamo, senza possibilità di trasmettere ai posteri il nostro sapere noi e loro saremmo altro.
Questo chi amministra lo ha sempre saputo tanto è vero che ha sempre trasposto le proprie decisioni in atti scritti.
Racalmuto e la sua storia non fanno eccezione.

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§ 12. Catalogare per conservare.
Esistono, immagazzinati in maniera a dir poco approssimativa, decine se non centinaia di documenti che raccontano le pubbliche decisioni prese da chi questa nostra piccola comunità ha amministrato; documenti risalenti anche al secolo XIX che raccontano un’altra storia di questa comunità, storia propria fatta di amministratori attenti e parsimoniosi ma anche di altra risma, il tutto trasfuso in documenti cartacei quali sono le delibere e altri atti emessi degli organi amministrativi – dal Podestà al Consiglio Comunale e alla Giunta – che nel tempo, oseremo dire nei secoli, è stata posta alla guida della nostra comunità.
Documenti in attesa di una precisa catalogazione e classificazione per essere schedati e appropriatamente custoditi.

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§ 13. La collaborazione tra enti: un presupposto essenziale per il progetto.
Una tale opera sicuramente necessita di una preparazione adeguata e una buona conoscenza, ecco perché si è pensato di coinvolgere in tale opera l’Università degli Studi di Palermo, in particolare la Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale che ha sede presso il Polo Didattico di Agrigento.
Con questo ente si potrebbe collaborare per consentire da un lato la corretta archiviazione dell’immane patrimonio di cui si è parlato e dall’altra di consentire agli studenti di lavorare fattivamente in attività propedeutiche al loro corso di studi.
Il comune, proprietario dei beni da archiviare, fornirebbe gli spazi per la conservazione dei beni mentre la loro catalogazione e registrazione anche su supporti informatici avverrebbe presso la sede del museo nella stazione ferroviaria in locali opportunamente attrezzati e forniti dell’occorrente per completare in modo confacente e pertinente il lavoro di che trattasi; il tutto con costi ridotti per tutte le parti coinvolte.
Questo presupporrebbe un accordo tra le parti ma siamo fiduciosi, data la disponibilità dimostrata dal comune di Racalmuto, che tutto questo sia possibile.

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§ 14. Digitalizzare e archiviare per rendere fruibile a tutti il passato.
Contestualmente, laddove ritenuto da tutte le parti consono e opportuno, si potrebbe provvedere alla digitalizzazione dei documenti de quo al fine di consentirne la consultazione con strumenti telematici senza andare di volta in volta a consultare e quindi in parte “consumare” i preziosi testi originali.
Anche questo lavoro di digitalizzazione potrebbe essere messo in rete per consentire praticamente a tutto il mondo di prenderne visione ed entrare per tale via in contatto, sia pure indiretto, con la comunità racalmutese.
Naturalmente la definitiva collocazione dell’archivio, sua custodia e mantenimento sarebbero compito del comune di Racalmuto in locali diversi dalla stazione che sarebbero già occupati dalle altre attività qui descritte.

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§ 15. Anche l’occhio vuole la sua parte!
Laddove ci saranno le condizioni l’Associazione spera di poter realizzare, con la collaborazione di giovani ed artisti del luogo, un murales sulla facciata della stazione ferroviaria che da sui binari, opera che dovrà avere come tema l’accoglienza e la memoria del “popolo” transitato per questo punto di partenza/arrivo.

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§ 16. Osservare la realtà attraverso l’istituzione di un Consulta:

a. un modo per evitare errori.
Museo della memoria dicevamo ma che sia in divenire e crediamo, per dar vita sempre nuova, debba e possa rimanere collegato, così come rimangono attaccate le radici dei migranti, al nostro territorio.
Ecco perché crediamo che oltre tutto i locali della stazione potrebbero ospitare un punto di osservazione della realtà.
Nello spirito di collaborazione che ha sempre contraddistinto la vita stessa dell’Associazione “Ergo Sum” crediamo che i locali potrebbero anche ospitare una consulta che raccolga le associazioni tutte presenti a Racalmuto e che sia anche laboratorio di analisi e studio di ogni fenomeno sociale che la realtà realizza.
Avere un punto fermo crediamo sia o meglio potrà essere il primo passo per un percorso virtuoso che dopo analisi della realtà sappia proporre soluzioni fattuali per quelle problematiche che la comunità, qualsiasi essa sia, si trova ad affrontare.

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b. Un punto fermo per l’associazionismo spontaneo.
Una stanza all’interno dell’immobile potrebbe essere dedicata a tutte quelle forme di associazioni che non trovano spazi fisici per riunirsi.
Questo da un lato permetterebbe la formazione di nuove aggregazioni sociali che avrebbero un problema in meno e dall’altro permetterebbe un utilizzo ampio dei locali.
Su idea e suggerimento dell’arch. Giovanni Campanella si è pensato, pertanto, ad una condivisione dei locali.
Consentire alle formazioni sociali di utilizzare un locale per le riunione potrebbe anche servire, indirettamente, da fonte di finanziamento per il pagamento delle spese correnti di gestione dell’intero complesso.
Ci aiuterebbe anche a creare scambio di opinioni per la migliore soluzione dei controverse questioni sociali e morali di cui Racalmuto come altri comuni non è di certo esente.

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c. il fenomeno mafioso ed il suo contrasto reale.
Tra queste il contrasto alle mafie, alle sue subdole forme di insinuarsi anche tra la gente onesta, quel suo modo di esaltare le «furberie» che in definitiva avvantaggiano pochi a danno dei molti potrebbe essere attività perenne della costituenda consulta, ove ogni Associazione sarà libera di fare il proprio percorso all’interno di un concordato piano comune che miri a migliorarci, migliorare e rendere le nostre società più civili.

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§ 17. Educazione alla legalità, attività che conviene a tutti!
Mafia oggi non significa più o meglio non soltanto malaffare, delinquenza organizzata o omicidi, significa anche un modo di vedere la società egoistico, che ci fa ritenere “spertu” chi riesce a non fare la coda agli sportelli, chi parcheggia in palese violazione del codice della strada o anche chi ritiene che se non porta la cintura di sicurezza in auto gli altri non ne traggono vantaggio; falso questo modo di pensare come fuorviante è la cultura che lo genera: se oggi rispetto la fila domani nessuno potrà passarmi avanti, se per colpa della mia auto parcheggiata male venisse impedito il passaggio di un’ambulanza, i soccorsi potrebbero non arrivare in tempo per salvare un mio familiare, se riporto ferite gravi perché non avevo allacciato la cintura peso sui costi della sanità che poi sempre noi paghiamo se non peggio potrei non essere debitamente soccorso perché gli addetti ai lavori prestavano assistenza a chi circolava senza cintura.
Solo abituandoci a guardare il mondo con gli occhi degli altri potremmo dire di volere veramente una società civile a misura di essere umano.

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§ 18. Tentativo di sintesi del progetto.
Molte, in definitiva, sarebbero le idee che si possono realizzare all’interno della stazione ferroviaria – museo dell’emigrazione:
I. Museo della memoria;
II. Sale accoglienza e alloggio per visitatori stranieri (non più di tre persone per volta e avendo riguardo a studenti);
III. Collezione bandiere del mondo ed aiuola con terreno delle Nazioni;
IV. Catalogazione, anche digitale, di tutto il materiale storico e dell’archivio del comune di Racalmuto;
V. Laboratorio antimafie;
VI. Consulta della Associazioni presenti nel nostro territorio comunale;
VII. Sala per le Associazioni;
VIII. Progetti di educazione alla legalità.

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§ 19. Tante idee, ma come realizzarle?
Questo il progetto, queste le intenzioni, queste le idee che ho voluto raccogliere.
Mi sono, in definitiva, limitato a dar forma scritta, peraltro non elegante e tanto meno esaustiva, a tutto quello che di mio ho voluto esporre ed a quella gran massa di idee che ho raccolto dalle tante persone che puntualmente ho citato, facendogli il solo torto di non esaltare nei dovuto modi le loro idee.
La realizzazione di tutto questo la affido alla buona volontà di chiunque volesse dare il suo contributo sia esso in termini economici – le spese per la realizzazione di tutto quanto detto non sono di certo indifferenti se si pensa che bisognerà rimettere in sesto i locali della stazione ferroviaria di Racalmuto. Per questo aspetto conto maggiormente sugli enti e/o su contributi da elargire al progetto – che di apporto personale in senso di attività lavorativa e/o professionale, che anche in questo caso comporterà dei costi perché fare volontariato non significa doverci rimettere di tasca propria.
Negli anni, però, ho sperimentato che la comunità racalmutese – con questo termine intento sia tutti coloro che vivo ancora a Racalmuto che coloro, che per vari motivi, risiedono altrove ma sempre racalmutesi restano nonché di tutti quelli che, innamoratisi di questo paese perché stregati da esso come dicevo sopra, si sentono parte di questa comunità – sa essere “veramente straordinaria” e dare il proprio grande contributo per la realizzazione di iniziative che in qualche modo arricchiscono l’anima.
Spero solo che questa mia, questa nostra, rientri presto fra queste.

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§ 20. Considerazioni finali.
Confidiamo che da qui in poi altre idee si aggiungeranno alle presenti perché crediamo che il modo migliore per progredire in questa nostra vita e nella società sia quello di confrontarsi e sperimentare attraverso le idee un modo nuovo di pensare il mondo che abbia come punto di partenza la condivisione che permetta a tutti di andare oltre e ottimizzare il proprio rapporto con gli altri.
Nulla è più certo del cambiamento.
Buona vita.

Avv. Nicolò Vignanello

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