La certezza della pena esemplare e tutte le misure giuridiche che servono per incentivare le donne a denunciare sono necessarie, ovviamente. Ma non sufficienti.

Occorre una cultura di parità, che decostruisca gli stereotipi sui quali si basa la subcultura di discriminazione e il concetto patriarcale di possesso.

Occorre una cultura che riformuli il concetto stesso di parità: se negli anni ‘70 poteva essere accettabile pensarla in una chiave di raggiungimento degli stessi obiettivi, oggi invece è importante pensare la parità come qualificazione delle differenze (che non sono diversità).

La cultura si costruisce con le norme e con l’esempio delle istituzioni, a partire dalle piccole cose: il linguaggio di genere, la non mercificazione del corpo della donna, educazione al gender, uscire dal concetto di medicalizzazione del corpo e di etica religiosa per favorire l’autodeterminazione.

Il riconoscimento delle competenze specifiche per affrontare questi temi: non deve prevalere il “ció che piace” o il “secondo me” su ciò che serve e ció che è giusto. Pare facile....

Valentina Colli

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